Dinema (Epidendrum) polybulbon - Caratteristiche e Istruzioni per la Cura

Dinema (Epidendrum) Polybulbon

Epidendrum (Dinema) Polybulbon Lindl. 1826 è una specie botanica descritta da Lindley nel 1826, frequentemente attribuita ai generi Epidendrum o Encyclia, relativamente di recente attribuita al genere monospecifico (con una sola specie) Dinema.

Dinema Polybulbon 

Appartiene alla tribù Epidendreae, sottotribù Laeliinae, e il nome del genere, Dinema, rappresenta la contrazione della parola di - due e nema - filo, risultando bifilare, due fili, facendo riferimento ai due appendici relativamente lunghi, sottili, presenti all'estremità della colonna.

I sinonimi accettati per Dinema Polybulbon sono: Bulbophyllum Occidentale Spreng 1827; Dinema Cubincola (Borhidi) H.Dietr. 1980; Dinema Polybulbon [Sw.]Lindley 1831; Epidendrum Cubincola Borhidi 1976 publ. 1977; *Epidendrum Polybulbon Sw. 1788; Epidendrum Polybulbon var. luteo-album Miethe.

Sono piante minute, di piccola taglia, che popolano epifite o litofite le foreste relativamente umide di quercia ad altitudini elevate, da 600 a 3200 m, in America Centrale e nell'arcipelago dei Caraibi - più precisamente in Messico, Guatemala, Cuba, Giamaica. I pseudobulbi ovoidi verso strettamente ovoidi, compressi lateralmente, di colore verde-giallastro, portano 1-3 foglie ottuse, inserite nella zona apicale, di forma ellittico-lanceolata verso ellittico-ovata.

Dinema polybulbon 

La fioritura avviene dall’autunno fino all’inizio della primavera, sugli pseudobulbi maturi, sotto forma di infiorescenze monoflore lunghe e peduncolate (1,5 - 3 cm), apicali, sulle quali compaiono fiori profumati di grandi dimensioni. La dimensione dei fiori è di circa 3 cm, offrendo un aspetto impressionante, in confronto ai 6 - 7 cm degli pseudobulbi (comprese le foglie).

In coltivazione, Epidendrum (Dinema) Polybulbon preferisce ambienti freschi o moderatamente caldi, con temperature minime di 15,5 °C nelle notti invernali e massime di 26,5 °C nelle giornate estive.

Dal punto di vista della radiazione luminosa, preferisce la luce diffusa, con valori di circa 21500 Lx, anche se alcuni autori suggeriscono livelli di intensità più elevati. Tuttavia, bisogna considerare che le foglie fragili di questa specie possono bruciarsi facilmente a valori più alti di intensità luminosa, motivo per cui consigliamo cautela.

Come irrigazione, bisogna innanzitutto considerare il metodo di coltivazione preferito. Se gli esemplari saranno montati su placche di corteccia o sughero, si somministrerà abbastanza acqua per mantenere umido il supporto di coltura. Se invece si preferisce la coltivazione in vaso, si consiglia un’irrigazione più ridotta, assicurandosi che il substrato rimanga solo umido. In entrambi i casi, nebulizzazioni frequenti e il mantenimento di un livello di umidità atmosferica vicino alle radici riducono l’evaporazione eccessiva dell’acqua dalle radici fragili e dai pseudobulbi di piccole dimensioni.

La concimazione, effettuata a diluizioni elevate, di 1 cucchiaino per 4 litri, sarà somministrata ad ogni irrigazione.

Il substrato di coltivazione consigliato è composto da corteccia a grana fine, talvolta mescolata con altri materiali, come felce secca. Consigliamo anche fibra di cocco, eventualmente mescolata con torba (muschio di sfagno decomposto) o anche sfagno fresco o secco. Sarà però necessario monitorare attentamente l’irrigazione per evitare un eccesso d’acqua.

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